Tourist Trophy - Muori o vivi davvero – Mario Donnini

Chi non conosce il Tourist Trophy, da tutti chiamato semplicemente TT? Si tratta della corsa motociclistica più antica e pericolosa al mondo, ma Mario Donnini ce ne presenta il suo lato magico, affascinante ed ammaliante in “Tourist Trophy - Muori o vivi davvero”.

Ammaliante è il termine corretto: la famosa corsa motociclistica, infatti, attira ogni anno un folto numero di spettatori e di piloti ed il giornalista perugino Mario Donnini ci racconta le loro storie. A volte felici, a volte tristi, sempre vere, sempre davvero vissute. Come quella della vedova Bridget Dobbs, moglie del pilota Paul Dobbs, centauro neozelandese; come quella dell’incrollabile ed iridata  dinastia dei Dunlop, famiglia di piloti di road races; come quella delle stranezze di Guy Martin, il bello e dannato eterno secondo del TT; come quella del coriaceo Shaun Harris, ossessionato dal mantra “Tornerò” in seguito ad un incidente nel quale ha lottato fra la vita e la morte; come quella delle impennate folli di Wade Boyd, spettacolari per il pubblico, ma poco redditizie per il crono. Ogni pilota ha la sua storia e tutte meritano di essere raccontate. Mario Donnini fa proprio questo nel suo libro: ci racconta storie, tutte al presente, perché sono tutte incastonate fra le pietre del Mountain.

 

60,7 km di circuito stradale che si snoda attraverso 256 curve, molte delle quali sono state nominate in onore di un pilota, da percorrere tra case, muretti, pali della luce e nelle ballerine condizioni climatiche della tarda primavera inglese. Il tutto da ripetersi per più giri a seconda della categoria (sono ben 6: Senior TT, Junior TT, Light-weight TT, Ultralight-weight TT, Classic TT, Sidecar TT) e con una media dei circa 200km/h. 15 giorni di corse, la prima settimana di prove e la seconda di gare, con partenti ogni 10 secondi in seguito ad una antica quanto mai tradizionale pacca sulla spalla. E che la fortuna ti assista. Una roulette a motore. L’intera Isola di Man, fra Regno Unito e Irlanda, si ferma, in occasione del TT: i 76mila abitanti accolgono a braccia aperte turisti e piloti, affittando stanze e posti in giardino, consigliando i punti migliori per assistere alle gare e raccontando storie sempre a tema TT. Come dice Donnini, “gli abitanti di Ellan Vannin possono rinunciare a questo [al passaggio di proprietà dell’organizzazione delle gare], ma non al futuro agonistico del Mountain”. Loro ce l’hanno nel sangue, nelle vene, nonostante le svariate minacce di chiusura e di abolizione: sicuramente si tratta di una gara pericolosa, non esistono vie di fuga e cadere in certe curve è sinonimo di morte, ma si tratta di una scelta personale, libera e consapevole; inoltre, dal 2007, le selezioni per accedere al TT si sono fatte più stringenti, proprio per limitare le cadute date dalla poca esperienza ed il numero dei commissari, dei marshall e dei medici è notevolmente aumentato.