Chica Loca - Road to Oman pt2

CHICA LOCA – ROAD TO OMAN pt2

La giornata del 23 gennaio parte bene, abbiamo una PS lunga su dei piattoni infiniti, zero difficoltà. Arriviamo a pranzare presso una base militare nel cuore del Deserto, ad un centinaio scarso di km dal confine con lo Yemen.

Il trasferimento del pomeriggio, purtroppo, riserva un'amara sorpresa: una delle toscane cade male male: io la vedo volare a 'mo di catapulta e dare letteralmente una facciata per terra. Ghiaccio. Fermiamo le moto quasi scaraventandole per terra e andiamo subito a recuperarla: lei non parla e non si muove, chiusa a riccio. Ovviamente, in una frazione di secondo, la mia mente ha pensato il peggio, ma grazie al cielo la ragazza si è ripresa. Un brutto brutto livido ed un po’ di ovvio rimbambimento ci ha fermate per un'oretta almeno (il Doctor è arrivato prima di subito, ma noi abbiamo preferito aspettare che lei si risentisse di risalire in moto). Al primo CP la ragazza infortunata ha mollato: non ce la faceva più mentalmente, non aveva lucidità per continuare. Ci siamo ritrovate io e l'altra ragazza, da sole: lei non aveva mai navigato e ci si prospettava un PS davvero difficile e guidata. Con calma e pazienza abbiamo fatto la strada, fra pietroni (lei si era lussata una spalla cadendo da una discesa pietrosa),sassi di fiume (tondi) e sabbie mobili che facevano affondare la gomma dietro fino al forcellone (in terza la moto faceva fatica ed in seconda si scaldava troppo). È stata la PS più dura in assoluto, ma quando siamo arrivate al campo lei mi ha abbracciata. A me è bastato questo gesto, senza parole, per tutto. Ero felice per lei, aveva appena superato una grande paura e, anche se non sono nessuno, sono stata contenta di essere stata al suo fianco!! È stata la PS che più mi ha messa alla prova fisicamente: avevo la schiena a pezzi, grondavo, le gambe KO, le chiappe doloranti. Dopo aver fatto lo stretching mi sono ripromessa di chiedere al Doc qualcosa il giorno dopo, se avessi ancora avuto dolori, cosa che fortunatamente non si è rivelata necessaria.

Il campo è nel letto di un antichissimo fiume. Un paesaggio decisamente suggestivo, fra sabbia nella quale si sprofonda, fiori del Deserto e rocce aspre. 

Il giorno dopo abbiamo affrontato una tappa lunghissima, 250km di piattoni, di per sé noiosi, ma che ci hanno permesso di passare dal Deserto al mare. Attraversando strade con pali della luce in stile Arizona, costeggiando la Route 47 (che tanto ricordava la Route 66 USA), in mezzo a cave di pietre nere e Grand Canyon da mozzare il fiato, siamo arrivate al punto più alto della nostra avventura: in cima a una falesia a picco sul mare, da dove si vedeva un paesaggio da perderci il fiato. Peccato fosse leggermente nuvolo e quindi non si vedesse bene la linea fra cielo e mare, ma è stato straordinario: le foto non rendono affatto l’idea dell’altezza e della grandezza del luogo.

 

Il Grand Canyon

 

Una vista speciale

Da in cima alla falesia siamo scese giù per una strada bianca a picco: 1000m di discesa in 3km di strada che terminava direttamente in spiaggia, dove abbiamo montato il campo e ci siamo regalate un bagno nell’Oceano Indiano.

Il mattino dell’ultimo giorno abbiamo fatto una prova bonus un po' particolare: una caccia al tesoro senza GPS, ma con la cara e vecchia bussola. Meno male che in squadra avevamo due Giovani Marmotte! Dopo questa prova, ci siamo rivestite da moto: bisogna riportare le moto su per quella strada bianca, fino al punto in cui le dovremo lasciare. Il percorso è straziante: non voglio lasciare Mietitrebbia, mi sono affezionata! Praticamente mi scollano dalla moto e la saluto, con la tristezza nel cuore e centinaia di foto insieme a lei.

 

Per la prima volta dopo una settimana, mangiamo in un ristorante. Il ritorno alla civiltà è strano: mi manca già il Deserto e inizio già a sfogliare le foto nel cellulare. Tornate al resort del primo giorno, qui c'è stata chi si è rilassata in spiaggia e chi, come me, ha lottato ferocemente con la valigia! Alla sera, dopo la cena, cerimonia di premiazione, foto, risate e saluti. Io sono andata in stanza prima delle altre ragazze perché stanca, ma loro hanno proseguito con la festa!

 

Che dire, il Deserto a me ha cambiata. Mi manca. Mi ha insegnato molto, chiedendo in cambio la mia interiorità. Mi ha messa davanti ai miei demoni e alle mie paure, mi ha mostrato chi sono realmente, come in uno specchio: è dura affrontare se stesse in condizioni normali, figuriamoci in un posto estremo quale è il Deserto. Non vedo l’ora di tornarci!

 

Fiamma Guerra

 

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