PERCHÉ SI VIAGGIA IN SOLITARIA?


Sono sempre stata una ragazza che ama viaggiare da sola. A piedi, in treno, in aereo, in auto. Ovviamente, anche in moto. Non so spiegare il motivo preciso, ma penso perché da sola mi posso gestire il tempo come meglio preferisco. Voglio andare? Vado. Mi voglio fermare a fare un paio di foto? Mi fermo. Voglio cambiare itinerario perché quella strada mi sembra davvero bella? Lo faccio. Voglio parlare con quella signora fino a tardi? Sarà un bel tramonto in compagnia.

In balìa di me stessa e della strada, mi fermo quando il serbatoio è vuoto o la sete è tanta. È strano entrare in un bar su un passo o anche in città, da sola: catalizzi l’attenzione di tutti, le persone bisbigliano tra loro e guardano fuori, sì la moto è proprio la mia. No, non mi porta nessuno. Sì, la targa è di una città lontana da qui. A me fa sorridere questo modo di fare poco discreto e molto incuriosito: penso sempre che se arrivasse un alieno, gli autoctoni farebbero meno facce buffe!

Poi arriva sempre il “coraggioso”, quello che rompe la cortina di ferro e ti parla. Lui ha raccolto tutti i dubbi del suo tavolo e, con una buona dose di audacia, affronta la straniera chiedendole da dove venga. L’ultima volta ero a Mantova: quando ho detto di essere di Genova mi hanno offerto caffè e acqua tutti perché “vieni così da lontano, tutta sola, sarai stanca!”. È stato bello, a km da casa mi hanno trattata come se lo fossi stata ugualmente, con simpatia e una punta di ammirazione. Mi hanno tempestata di domande, “Dove vai?”, “Che strada fai?”, “Quanto stai via?”, “Quando torni ripassi di qui? Se sì, fermati, così ti offro il caffè” e mi hanno fatto da navigatore, meglio di Maps: “Attenta a quella strada, è piena di buche” oppure “Passa alla prima a destra, è una scorciatoia”. Tu ringrazi tutti, riparti e te ne vai, con la certezza che avrai rallegrato anche per soli 5minuti la loro giornata. Viaggiare in gruppo è bello, ma, a mio avviso, limitante: il gruppo si muove compatto e raramente si apre al dialogo con la gente del posto. Da sola, invece, sei quasi costretta a parlare con i locali, a chiedere informazioni, a fare magari anche un pezzo di strada insieme. Sei tu che entri nel loro territorio e decidi di farne parte, non ne resti isolata.

Ovviamente succede anche che le cose non vadano, che il cellulare si scarichi in mezzo a mille incroci o che non prenda o che tu abbia un problema con la moto. Beh, in quel caso mi affido un po’ alla fortuna: ci sarà pure un bar dove fermarmi e riposare un po’, no? Sfrutto la pausa forzata per scoprire il posto, fare una passeggiata o godermi il sole sdraiata su un prato. Ogni viaggio è un’avventura – in senso positivo! –, non una marcia forzata! Ricordo una volta, ero in Slovenia e il cellulare era scarico. Entro in bar, chiedo in inglese se posso collegare il caricabatterie e chiedo informazioni. Tragedia: la ragazza al banco non parlava mezza parola di inglese, solo sloveno. Chiedo agli altri clienti: nulla. Ero in un posto dimenticato da chiunque nel cuore della Slovenia e non potevo parlare con nessuno. Dopo un attimo di panico, però, l’ho presa così com’era e ho iniziato a parlare a gesti, facendo disegni e indicando le cose quando non ci si capiva. Alla fine la ragazza mi ha pure fatto una mappa per andare a comprare un adesivo da incollare alla moto! Oggi, a distanza di anni, ho ancora quella mappa scritta su un tovagliolino di carta, inserita nei ricordi di quella vacanza.

Penso che il cuore del viaggiare da soli sia proprio la capacità di adattamento: se sei flessibile e con lo spirito giusto, puoi davvero prendere ogni viaggio come una bellissima avventura! Sarà per questa commistione di caratteristiche che mi piace viaggiare da sola. Probabilmente è così.

Buona strada a tutti!

Fiamma Guerra